Difesa personale · tradizione · disciplina

Ju-Jitsu Club
Giubiasco

“L'arte gentile alla portata di tutti. Impara a gestire il caos con la tecnica.” Da oltre 50 anni specializzati in difesa personale. Vieni a trovarci il lunedì o il giovedì dopo le 19:30.

50+ Anni di esperienza nel Ju-Jitsu
2 Allenamenti settimanali da settembre a giugno
14+ Età minima per iniziare il percorso
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Dove ci troviamo?

Ju-Jitsu Club Giubiasco

Palestra Dr. Ulrico Käppeli
Via Saleggi 33
6512 Giubiasco
+41 78 798 96 01

Il significato

Ju = Dolcezza, morbido, flessibile
Jitsu = Arte, tecnica

Il Ju-Jitsu (ovvero l'arte della cedevolezza) è un'arte marziale giapponese di difesa personale e veniva utilizzata dai Samurai durante i combattimenti.

Il principio del Ju-Jitsu è di poter vincere l'avversario con ogni mezzo, utilizzando la minor energia possibile e cercando di sfruttare la forza dell'avversario contro di lui mettendolo quindi nell'incapacità di eseguire un nuovo attacco.

Il suo studio si basa sull'apprendere varie tecniche di attacco e di difesa, tecniche di leva e di strangolamento, di proiezione e di immobilizzazione, come pure tecniche di difesa a mani nude da armi quali coltelli, bastoni o pistole. Particolare attenzione è data anche nello studio di contro-tecniche per l'uscita da leve o da prese di immobilizzazione.

Tradizione

La leggenda del salice

Esisteva un tempo, molti secoli fa, un medico di nome Shirobei Akiyama. Egli aveva studiato le tecniche di combattimento del suo tempo, comprese altre tecniche che imparò durante i suoi viaggi in Cina compiuti per studiare la medicina tradizionale e i metodi di rianimazione, senza però ottenere il risultato sperato. Contrariato dal suo insuccesso, per cento giorni si ritirò in meditazione nel tempio di Daifazu a pregare il dio Tayunin affinché potesse migliorare.

Accadde che un giorno, durante un'abbondante nevicata, osservò che il peso della neve aveva spezzato i rami degli alberi più robusti che erano così rimasti spogli. Lo sguardo gli si posò allora su un albero che era rimasto intatto: era un salice, dai rami flessibili. Ogni volta che la neve minacciava di spezzarli, questi si flettevano lasciandola cadere per poi riprendere la primitiva posizione.

Questo fatto impressionò molto il bravo medico, che intuendo l'importanza del principio della non resistenza, lo applicò alle tecniche che stava studiando dando così origine ad una delle scuole più antiche di JuJutsu tradizionale: la Scuola Hontai Yoshin Ryu (scuola dello spirito del salice), tutt'ora esistente e che da 400 anni si tramanda tecniche di combattimento a mani nude e con armi in maniera quasi del tutto invariata.

L'attuale Caposcuola è il Soke Kyoichi Inoue Munenori, 19° di una lunga ed antica tradizione di Samurai.

Illustrazione della leggenda del salice
Illustrazione della storia del Ju-Jitsu
Origini

La storia del Ju-Jitsu

Il ju jitsu è uno dei più antichi metodi di combattimento a mani nude ed anche se è difficile stabilire con esattezza le sue origini si può affermare che ebbe il suo periodo di massimo sviluppo in Giappone tra il quindicesimo e il diciottesimo secolo.

In particolare, verso la fine del 16° secolo, con la pace imposta dai Tokugawa ai feudatari, molti bushi, in precedenza impegnati a combattere nelle varie guerre che insanguinarono le Province del Giappone, persero la loro occupazione principale e i migliori misero a frutto la loro esperienza aprendo delle scuole e insegnando le conoscenze acquisite sui campi di battaglia.

Con il tempo le scuole più importanti si erano frazionate e verso la fine del 18° secolo si ebbe un ulteriore sviluppo dell’arte tanto che in questo periodo erano presenti sul territorio giapponese più di 160 stili di ju jitsu.

Le sorti di quest’arte marziale, quindi, furono strettamente legate alle vicende storiche della classe dei samurai: il ju jitsu, infatti, era il principale metodo di combattimento corpo a corpo utilizzato dagli antichi guerrieri nipponici.

È importante precisare che ogni famiglia di samurai aveva un particolare approccio allo studio delle arti marziali e prediligeva l’uso di particolari armi o strategie da utilizzare sui campi di battaglia; questi preziosi insegnamenti riguardanti l’arte del combattimento e rigorosamente codificati, si tramandavano per generazioni.

A questa regola non sfuggì il ju jitsu, che si sviluppò tecnicamente grazie alle intuizioni e alla genialità di maestri eccezionali, ognuno esponente di uno stile particolare, i quali, grazie alle numerose esperienze “sul campo”, fecero del ju jitsu una tra le più efficaci e temibili arti marziali.

Il ju jitsu però non è solo questo: esso rappresenta anche una sintesi di tutti quei valori, sociali, morali e religiosi che ispiravano la società giapponese del passato e che ancora oggi influenzano lo stile di vita di molti praticanti, anche occidentali.

In particolare poi, la pratica del ju jitsu, e delle arti marziali in generale, fu sempre strettamente legata alla religione e alla trascendenza: furono tre le dottrine che influenzarono in maniera determinante la formazione spirituale del praticante marziale nell’antico Giappone: il Buddhismo Zen, lo Shintoismo e il Confucianesimo.

Questa continua tensione verso qualcosa che andava oltre il mondo materiale e percepibile serviva all’uomo d’armi per distaccarsi dal continuo ed estenuante cimento bellico e a fargli meglio accettare il suo destino che inevitabilmente lo conduceva alla morte. Infatti, come riportato in numerose fonti storiche, nelle vite di ognuno dei grandi maestri del passato ci sono stati periodi di profonde meditazioni ed ascesi volti a rafforzare lo spirito.

Queste esperienze, a volte confuse con eventi sovrannaturali, mostrano il profondo e indissolubile legame tra la dura pratica guerriera e la ricerca della pace interiore.